L’offensiva mediatica contro il Reddito di Cittadinanza è facilmente inquadrabile: è un mettere poveri contro poverissimi.

La vulgata contro il Reddito di Cittadinanza, con notizie dei “furbetti” strombazzate in ogni dove, ha un solo fine: mettere poveri contro poverissimi. E’ una tattica antica, che ha sempre funzionato. Impedire la saldatura degli interessi di classe, far si che i penultimi, odiando gli ultimi, facciamo gli utili idioti dei primi.

Non è difficile inquadrare in questo modo l’offensiva contro il Reddito di Cittadinanza. Una manovra che, seppur imperfetta, ha avuto il merito di contrastare il paradigma fallimentare e disastroso degli ultimi 30 anni: dare soldi ai ricchi.

Poi, forse, scenderanno. SPOILER: non scendono affatto!

I Migliori™, espressione politica di chi dietro la bandiera ideologica dei dogmi liberisti (tra cui appunto la trickle-down e lo Stato minimo) vuole una collettività a suo uso e consumo, hanno lanciato una guerra totale al RdC, riuscendo ad ottenere un primo successo: far accettare all’opinione pubblica il suo ridimensionamento e il suo passaggio da strumento contro la povertà a strumento a favore delle imprese.

D’altronde lo strombazzato referendum renziano, quello che non ha raccolto nemmeno 5mila firme (risultato passato sotto traccia), a cosa serviva se non a dare all’opinione pubblica la percezione che l’abolizione del RdC fosse un argomento sentito e voluto dall’elettorato?

Non dimentichiamoci che siamo un paese in cui le truffe sul RdC, che in quanto scoperte sono comunque indice di controlli e di buon lavoro da parte della Guardia di Finanza, ammontano a qualche centinaio di milioni. Ammesso che tutti i percettori di RdC fossero truffatori e parassiti, sarebbe un danno totale di 8,5 miliardi.

Sapete quanto costa al sistema paese l’evasione fiscale: 100 miliardi! All’anno!

Dieci volte il costo del RdC.

Eppure, e qui è la sottigliezza comunicativa, il percettore del RdC viene indiscriminatamente attaccato. Il grande imprenditore invece, che evade miliardi, viene fatto passare, in una sorta di fatalismo spiccio, in cavalleria. Anzi, spesso è anche moralmente giustificato da quello stesso sistema che invece bastona, attraverso la truffa della meritocrazia, chi si trova in una condizione di indigenza.

Il povero che prende, nella maggior parte dei casi legittimamente, il RdC deve convivere, grazie ai cannoni della propagande dei Migliori™, con lo stigma di essere un “mantenuto”. Il grande evasore invece riceve addirittura la giustificazione morale. Sta evadendo per “la pressione fiscale”, “il costo del lavoro”, “la burocrazia”, “perché altrimenti non potrebbe dare lavoro”.

Così il povero che non rientra nei parametri del RdC, a causa di una minoranza di furbi messa a forza sotto i riflettori, odia il poverissimo che col RdC ci mette il piatto a tavola. Nel frattempo, nell’ombra, anche il ricco furbo truffa, evade, si fa mantenere (attraverso sussidi e sgravi a pioggia) dalla collettività e se la ride guardando i disperati arrancare e litigare per un tozzo di pane mentre lui mangia al buffet. Pagato dallo Stato, of course.

Giancarlo Di Stadio

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