
Ovunque la sinistra sembra tornare ad avere a cuore i salari e il lavoro. Solo in Italia chi si proclama di sinistra resta la palo.
Il partito comunista portoghese e il bloque minacciano di non votare la finanziaria del governo portoghese per l’assenza di misure contro i salari bassi e l’innalzamento dei costi della luce materializzando l’ipotesi del voto.
In Spagna il Psoe tenta di cambiare la riforma del lavoro già preparata dalla ministra comunista Yolanda Diaz che abrogherebbe la riforma della destra e gran parte dei contratti precari. Oggi più che mai il governo di coalizione rischia di rompersi. Lontano dall’Italia la politica, le sue fratture e divisioni si strutturano sempre di più intorno alla questione dei salari e del controllo democratico dell’economia e del mercato del lavoro.
In Italia, invece, assistiamo ad una discussione surreale sulla necessità di battere la destra mentre si governa con la destra e si fanno politiche di destra. I prezzi salgono, i salari rimangono fermi al palo e la povertà aumenta mentre viene depotenziato il reddito e quasi tutto l’arco parlamentare è contro un salario minimo. La distanza tra sistema politico e condizioni di materiali della gente è il veleno che uccide la nostra democrazia.
Non basta denunciarlo, serve ricostruire la forza dei senza voce nella nostra politica.
Francesco Campolongo

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