Draghi e il DDL Concorrenza: ecco la privatizzazione totale del paese

C’è stato un tempo in cui il nostro paese cresceva più di tutti in Europa. Era un tempo di diritti universali, di politiche keynesiane, che avevano costruito un sistema misto, nel quale le aziende pubbliche avevano un loro peso.

C’è stato un tempo in cui il nostro paese cresceva più di tutti in Europa. Era un tempo di diritti universali, di politiche keynesiane, che avevano costruito un sistema misto, nel quale le aziende pubbliche avevano un loro peso. Poi negli ultimi trent’anni una privatizzazione selvaggia è coincisa con la crisi economica del nostro paese. Dal paese che cresceva di più siamo diventati il paese che cresce di meno, o meglio decresce, negli ultimi trent’anni.
 
Perché allora si continuano a privatizzare i servizi pubblici? La diminuzione della spesa pubblica e la privatizzazione rispondono all’interesse dell’elite ricca del paese per due motivi: meno servizi pubblici significa meno tasse, magari meno tasse ai ricchi. Poi, come ricordava il compianto Gallino (ieri è stato l’anniversario della sua morte), perché la privatizzazione di servizi come la sanità, le autostrade, l’acqua, i rifiuti, i mezzi pubblici, aprono la strada al business dei detentori di capitale. Il servizio pubblico riconosce a tutti dei diritti universali.
 
Tuttavia, se il servizio viene erogato dallo Stato è una occasione persa per il privato. Questo è stato evidente con la svendita delle concessioni autostradali, che non ha prodotto solo il crollo del ponte Morandi, ma contemporaneamente l’aumento dei profitti dei privati, che agiscono in regime di monopolio, e delle tariffe per noi consumatori. Ancor più evidente con la sanità privata, sempre più diffusa al ritrarsi del pubblico.
 
L’articolo 6 della bozza Ddl Concorrenza draghiano è preoccupante e agghiacciante. Del resto, ci sarà un motivo se Confindustria ha definito il Presidente del Consiglio “l’uomo della necessità”. Di fatto si apre la strada alla privatizzazione di tutto.
 
Per la prima volta si parla di tutti i servizi pubblici locali senza esclusione. Nel ddl sembra quasi che i servizi interni ai Comuni vengano sfavoriti. Infatti mentre il privato dovrà consegnare solo una relazione annua sui dati di qualità del servizio e sugli investimenti effettuati, il Comune dovrà produrre “una motivazione anticipata e qualificata che dia conto delle ragioni che giustificano il mancato ricorso al mercato”.
 
L’età dell’ora delle nostra democrazie coincise con la costruzione di beni pubblici importanti. Non perché ci fosse un pregiudizio contro il mercato e la concorrenza, ma perché c’era, e per noi c’è ancora l’idea che la salute, l’istruzione, l’acqua, i trasporti ( in Uk stanno rendendo di nuovo pubbliche le ferrovie) non potessero essere merci che si allocano nel mercato, ma beni comuni universali, da garantire a tutti, ricchi e poveri.
 
Quella era una società più giusta, più umana, più inclusiva. Il paradosso è che quella società, che stanno distruggendo da anni, avendo meno diseguaglianze, era anche economicamente molto più produttiva.
 
Carlo Cunegato